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Italiani ostaggio dello smartphone. Stando a una corposa ricerca di Ofcom, l'Autorità inglese per le tlc, che prende in esame nove Paesi tra i più industrializzati, controlliamo il nostro telefonino entro 22 minuti dal risveglio e fino a 30 minuti prima di andare a dormire. Più 'compulsivi' di noi sono solo i giapponesi, che condividono i 30 minuti della sera ma di mattina buttano un occhio allo schermo già entro 20 minuti dal risveglio. Molto più 'lenti' gli altri, in particolare i francesi, che impiegano 54 minuti al mattino e 56 minuti la sera.

Gli italiani sono anche i più assidui frequentatori dei social network: il 78% degli utilizzatori che accedono almeno una volta a settimana. Subito dietro di noi gli spagnoli (76%). Sotto al 70% tutti gli altri (Regno Unito, Francia, Germania, Stati Uniti, Australia, Svezia e, fanalino di coda, il Giappone).

Non decolla invece il commercio elettronico. In Italia, la spesa pro-capite su Internet nel 2014 si è fermata a 175 sterline (242 euro), lontana anni luce dalle 1.591 sterline del Regno Unito, che è prima in classifica davanti a Stati Uniti (918), Svezia (746) e Francia (714). Sotto le 200 sterline annue figurano, tra i 14 Paesi presi in esame, solo Italia, Polonia e Russia.

E passa per lo smarphone anche la mania per il fitness e per la dieta. In Italia e Usa, oltre il 30% degli utilizzatori dei telefonini di nuova generazione li utilizzano per monitorare il proprio stato di forma e per calcolare le calorie ingerite. Quasi solo italiana, invece, è l'abitudine di utilizzare lo smartphone per comandare a distanza luce e gas o per regolare il riscaldamento della propria abitazione.

Continua senza sosta il declino del vecchio telefono di casa, a tutto vantaggio di smartphone e cellulari. Nel 2014 l'Italia è fanalino di coda tra i dieci paesi più avanzati con 37 telefoni fissi ogni 100 abitanti (nel Regno Unito, al polo opposto, ce ne sono ancora 61), ma svetta al primo posto in classifica nel mobile, con 154 su 100. Si conferma l'arretratezza dell'Italia sulla banda larga fissa, con 23 connessioni per 100 abitanti.

In Italia l'industria delle tlc sia fisse che mobili nel 2014 ha incassato dai servizi 16 miliardi di sterline (circa 22 miliardi di euro, -8,2% sul 2009), con un ricavo pro capite mensile di appena 22 sterline (30 euro), posizionandosi così molto indietro nella classifica dei paesi più avanzati. Lo riferisce l'Ofcom, l'Autorità inglese per le tlc. Meglio dell'Italia, anche se non di molto, fanno Francia, Germania e Spagna, mentre molto più remunerativi sono i mercati di Regno Unito, Stati Uniti, Giappone e, soprattutto, Australia.

Anche Baidu, il Google cinese, testa le auto senza conducente. Il gruppo ha spigato di aver portato a termine un test con una Bmw Serie 3 modificata che ha guidato senza problemi e senza intervento umano su un percorso di circa 30 chilometri nelle strade di Pechino. L'azienda ha iniziato ad investire nel settore nel 2013 ma non rende noto quando il progetto debutterà ufficialmente sul mercato.
L'auto usata da Baidu per il test ha un sistema di videocamere e sensori che mappano l'ambiente circostante. Nel corso di questo test a Pechino sono state imboccate strade secondarie e autostrade, effettuate svolte a destra e sinistra, inversioni a U, cambi di corsia e sorpassi.
Dopo Google, che è stata pioniera nel settore delle driverless car, oltre alle grande aziende automobilistiche si sono lanciate in corsa anche le aziende tecnologiche asiatiche.
Oltre alla cinese Baidu, anche la coreana Samsung ha annunciato nei giorni scorsi di voler investire nel campo delle auto senza pilota.

Il ministro Orlando propone di intercettare la console e le chat, ma non è ancora chiaro quali mezzi abbiano utilizzato i terroristi di Parigi. E intanto sia in Europa che negli Stati Uniti riprende il dibattito tra privacy e sicurezza. Intercettare PlayStation e chat. Ha suscitato qualche polemica (e anche qualche battuta su Twitter) la proposta del ministro della Giustizia Andrea Orlando che al termine di un vertice anti terrorismo ha annunciato l’introduzione di nuove misure per contrastare la minaccia dello Stato Islamico.

Dopo Parigi
Della possibilità che le console di videogame e le loro piattaforme di comunicazione venissero utilizzate dai terroristi per comunicare si è già discusso a lungo dopo gli attentati di Parigi. Nelle ore successive agli attacchi era circolata la notizia che i jihadisti avessero comunicato tra loro attraverso le chat interne della PlayStation 4. Si trattava però di un’informazione mai confermata. Era stato piuttosto in Belgio che, una settimana prima dell’attacco, si era parlato, durante un dibattito pubblico, della possibilità che i terroristi in generale utilizzassero questo mezzo. In quell’occasione si era discusso anche delle difficoltà per gli investigatori di intercettare le conversazioni su queste piattaforme. «E ancora più complicato che per WhatsApp», aveva dichiarato il ministro degli interni belga Jan Jambon. Ma si trattava di un dibattito, appunto, nato da una semplice questione tecnica. La Sony già da tempo ha infatti inserito all’interno del suo software la possibilità di giocare in modalità multiplayer attraverso la rete. Con questa opzione i giocatori possono comunicare e interagire tra loro sia via chat scritta, sia a voce in scambi tra singoli o in gruppi ristretti. A questa caratteristica se ne aggiunge un’altra. Per proteggere i dati dei loro utenti, numeri di carta di credito compresi, sia la console di videogiochi della Sony che la Xbox hanno un livello di crittografia più alti rispetto ad altre piattaforme.
Diversi mezzi
Dunque che la PlayStation venga utilizzata da Isis per progettare attentati non è certo. È possibile. I jihadisti dello Stato Islamico hanno spesso ripreso lo stile dei videogame più famosi per i loro filmati di propaganda. E non solo. Nei documenti diffusi dal Califfato sull’educazione dei giovani, l’uso dei videogiochi di guerra non è assolutamente vietato. Anzi è consigliato perché permette ai piccoli leoni dello Stato Islamico di apprendere fin da piccoli i precetti della battaglia. Attenzione però a confondere la propaganda con la realtà. Come spiegato qui, i leader di Isis probabilmente usano mezzi di comunicazione con una crittografia molto più elaborata di quello che pensiamo. Canali satellitari costruiti ad hoc, reti del tutto chiuse e comunicazioni via VPN e Tor: più si sale di grado e più gli scambi avvengono su canali sofisticati. Chi invece appartiene alle fasce più basse dell’organizzazione terroristica comunica attraverso chat più o meno criptate. Chi sta nella fascia intermedia, come i terroristi di Parigi, magari usa qualche accorgimento in più (e solo alla fine dell’operazione comunica via sms). Nel deep web, la rete nascosta, i terroristi trovano poi facilmente programmi spia attraverso i quali tenere d’occhio dissidenti e nemici.
Privacy o sicurezza
Difficile dunque affermare con certezza che la PlayStation sia la nuova arma di Isis. Le piattaforme sono tante, pensare di poterle controllare tutte è molto ambizioso. E mentre ci si interroga, in queste ore sta riprendendo piede uno spinosissimo dibattito, nato con le rivelazione di Snowden sui i sistemi di intercettazione dell’Nsa. È giusto che i governi obblighino i colossi del web a tenere aperta una back door (una porta sul retro) dalla quale fornire informazioni ai servizi di intelligence sui profili dei propri utenti e sulle loro conversazioni? Di fatto è questa la proposta avanzata anche dal ministro Orlando che sta ipotizzando maggior controlli su mezzi di comunicazione che tutti utilizziamo quotidianamente. Sacrificare privacy e diritti dei singoli in nome di una presunta sicurezza nazionale non è però necessariamente utile, come spiega oggi a Repubblica anche il garante della privacy Antonello Soro. “Fermare WhatsApp non fermerà i terroristi”, scriveva anche l’esperta Zeynep Tufekci sul New York Times qualche giorno fa. E intanto il quesito rimane aperto: quale aspetto privilegiare: sicurezza o libertà? Il tutto mentre una nuova parola prende piede nei dibattiti statunitensi, con Wired che scrive: "Crittografia sarà la parola chiave di Usa 2016". 

(ANSA) - ROMA, 01 DIC - Quasi un italiano su due ha vissuto episodi di cybercrime in prima persona nell'ultimo anno, il 45% contro il 40% della media europea e il 46% nel mondo. E i più a rischio sono i giovani, i "nativi digitali" della cosiddetta "generazione Y", che hanno più probabilità di essere colpita dai criminali informatici. È quanto emerge da un'indagine di Norton by Symantec condotta su 17mila consumatori di tutto il mondo.
Dai dati del Norton Cybersecurity Insights Report emerge che gli italiani colpiti da attacchi informatici di vario tipo hanno impiegato una media di 13 ore per affrontare le conseguenze dei crimini. La maggior parte di questi, un italiano su 6, è stato oggetto di attacchi di tipo "ransomware", una forma di estorsione digitale. Il 12% ha dichiarato di aver subito un furto d'identità e il 13% ha subito la perdita di informazioni finanziarie in seguito ad esperienze di acquisto online. In Italia le situazioni che più spesso hanno minato la sicurezza dei consumatori riguardano la compromissione della password dei loro account (17%), gli accessi non autorizzati alle caselle di posta elettronica (14%), i furti di dispositivi mobili (13%).
Il rapporto evidenzia anche il gap generazionale tra "generazione Y" e "baby boomers". I "nativi digitali" dovrebbero essere più consapevoli dei pericoli online, eppure corrono i rischi maggiori. Il 32% degli italiani di questa fascia generazionale è stato colpito da cybercrime rispetto al 15% dei baby boomer. Questi ultimi online sono più cauti: condividono meno facilmente password e scelgono parole chiave più sicure.

L'Italia scende al 38mo posto nell'ultima classifica dell'Unione internazionale delle telecomunicazioni (Itu) sullo sviluppo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Ict). La graduatoria 2015, elaborata in base all'indice mondiale di sviluppo delle Tic (Idi), è guidata dalla Corea, seguita da Danimarca, Islanda e il Regno Unito, che registra il piu' ampio salto in avanti nella classifica passando dal decimo al quarto posto.
In Europa - osserva l'Itu in un comunicato - tutti i Paesi, tranne l'Albania (94esima), superano la media mondiale dell'indice Idi (5,03) e si trovano nella prima metà della classifica. L'indice dell'Italia è di 7.12 contro l'8,93 della Corea in vetta alla graduatoria e l'1,17 dell'ultimo Paese in classifica, il Ciad, al 167emo posto. Nel 2010 l'Italia era 31esima con un indice di 6,38, rieval un grafico dell'Itu.
Il rapporto annuale dell'Itu 'Misurare la società dell'informazione' calcola inoltre che in tutto il mondo circa 3,2 miliardi di persone risultano ora connesse alla rete Internet, pari al 43,4% della popolazione mondiale e gli abbonamenti al cellulare hanno quasi raggiunto i 7,1 miliardi, con più di 95% della popolazione mondiale ora coperta da un segnale. Entro la fine di questo anno, il 46% delle famiglie a livello mondiale avrà accesso a Internet da casa, contro il 44% dello scorso anno e solo il 30% di cinque anni fa, nel 2010. Ma nel mondo sviluppato, la percentuale è dell'81,3% contro il 34,1% nei Paesi in via di sviluppo, e solo il 6,7% nei 48 Paesi meno sviluppati, aggiunge il comunicato.

(ANSA) - ROMA, 23 NOV - Boom delle richieste di rimozione di link a presunti contenuti "pirata" avanzate a Google: dal rapporto trasparenza della compagnia aggiornato al 22 novembre 2015 emerge che nell'ultimo mese ogni giorno sono arrivate al motore di ricerca oltre 2 milioni di segnalazioni, pari a 1500 al minuto. Si tratta del doppio rispetto a un anno fa.

Nel 2011 Google riceveva un numero relativamente basso di richieste, poche centinaia al giorno, mentre oggi nello stesso periodo deve esaminare più di 2 milioni di link segnalati come "pirata". Nell'ultimo mese Google ha ricevuto richieste da 5.600 diversi proprietari di copyright per circa 65 milioni di link.

Tra le organizzazioni col maggior numero di richieste c'è Degban, specializzata nella protezione di diritto d'autore multimediale, e poi la British Recorded Music Industry (BPI) e la Recording Industry Association of America (RIAA) che rappresentano l'industria musicale rispettivamente di Gran Bretagna e Usa. I nomi di dominio più frequenti dei link di cui è stata richiesta la rimozione sono Rapidgator.net, 4shared.com e uploaded.net.

Google sottolinea che quelle monitorate sono le richieste di rimozione per violazione del copyright arrivate con l'apposito modulo web e riguardano solo il motore di ricerca. Sono escluse quindi le richieste relative a YouTube o altri servizi e quelle arrivate con altri mezzi (tipo fax o posta).

Modelli di finanziamento definiscono come lo sviluppo di reti a banda larga può essere finanziato con fondi pubblici e privati.L'intervento pubblico deve concentrarsi sulla riduzione del costo degli investimenti, e, se necessario fornire il finanziamento pubblico nel quadro delle strategie nazionali, facendo in modo che gli investimenti privati ​​non si sposti.
 

Modelli di investimento

Modelli di investimento attuali opportunità di coinvolgimento particolarmente interessanti per un ente pubblico che si impegna nello sviluppo regionale a banda larga. La scelta di un modello rispetto ad un altro si basa anche sulla situazione economica. Sulla base di questi aspetti, f i nostri modelli di investimento possono essere identificate:

  • Modello di rete comunale (pubblico)
  • Modello di rete comunale (privato)
  • Comunità modello banda larga
  • Operatore del modello Sovvenzione.

Maggiori informazioni su modelli di investimento.

Principali strumenti di finanziamento

  • Finanziamento delle Entrate-based: in genere riceve proventi locazione fibra spenta all'ingrosso, servizi di trasmissione e vendite al dettaglio locazione infrastrutture o tasse di connettività.
  • Capitali privati ​​e finanziari mercati: fondi di investimento che forniscono finanziamento azionario od obbligazionario, nonché soluzioni ibride, cioè il finanziamento mezzanino.
  • Prestiti e obbligazioni bancarie sostenuta dal governo: noto anche come garanzie.
  • I fondi pubblici: disponibili a livello di governo locale, regionale e nazionale, nonché a livello europeo attraverso la cosiddetta strutturali europei e fondi diinvestimento. In questo contesto, lo stato di aiuto potrebbero applicare le regole.
  • Bottom-up finanziamento comunitario: "magazzino" o azioni sia venduta a una società comunitaria, che sia implementa e gestisce la rete stessa o commissioni questo attraverso fornitori.

Maggiori informazioni su principali strumenti di finanziamento.

Un nuovo orientamento per i beneficiari di strutturali europei e fondi di investimento e degli strumenti connessi dell'UE  spiega come accedere e utilizzare strutturali europei e fondi di investimento e come sfruttare le complementarità con altri strumenti di politiche pertinenti dell'Unione in modo efficace.

Finanziamento di joint venture pubblico-privato e le implementazioni a conduzione privata

Nel caso in cui i soggetti privati ​​che possiedono le infrastrutture esistenti sono disposti a collaborare con l'autorità pubblica di costruire una rete municipale (a gestione pubblica o privata), lo sforzo di investimento è in parte sostenuta dall'attore privato e concernente l'installazione e il funzionamento delle infrastrutture passive.

Questo attrae altri investitori privati ​​in quanto fornisce una maggiore stabilità alla base di capitale e migliora il rating della società di progetto o joint venture. Questa categoria di finanziamento può essere ulteriormente suddivisa in equity finance, finanziamento del debito, e borse di studio.

Maggiori informazioni sul finanziamento di joint-venture pubblico-privato e le implementazioni a conduzione privata.

Pilastro I : Digital mercato unico, Troppi ostacoli ancora bloccano la libera circolazione dei servizi on-line e di intrattenimento oltre i confini nazionali. L'agenda digitale aggiornerà le regole del mercato unico dell'UE per l'era digitale. Gli obiettivi sono di aumentare il business music download, creare uno spazio unico per i pagamenti online, e ulteriormente proteggere i consumatori europei nel cyberspazio.

La creazione di un mercato unico del digitale è una delle dieci priorità del presidente Jean-Claude Juncker. Andrus Ansip è il Vice Presidente per il mercato unico digitale: leggere la sua lettera di missione.

L’Africa conta 1,1 miliardi di abitanti, eppure sono solo 200 milioni quanti possono accedere alla rete. È un dato in crescita rispetto al 2011, anche se il continente rimane sempre diviso al suo interno. Trascinano il dato Paesi come Sudafrica, Kenya, Nigeria, Egitto e Marocco. La fascia subsahariana, invece, non riesce a toccare il 10%.

Internet, telefoni cellulari, tv satellitari: la maniera di comunicare e trasmettere informazioni sta cambiando bruscamente anche nel continente nero

af 88-1Le nuove tecnologie – da internet alle comunicazioni satellitari passando per la telefonia mobile – sono diventate, in questi ultimi anni, risorse sempre più fondamentali per consentire a un paese di essere competitivo a livello internazionale. Se la loro diffusione risulta sbilanciata, come accade in molti stati dell’Africa, allora la questione diventa un serio problema, che condiziona lo sviluppo sociale ed economico nazionale. 

Questo squilibrio dà origine a un nuovo divario globale, che ha un impatto rilevante sull’effettiva qualità della vita delle persone. Si tratta del cosiddetto digital divide, espressione che richiama un insieme di significati associati alla distanza e alle disparità nell’utilizzo delle tecnologie digitali. Un concetto che pone l’accento sulle disuguaglianze legate all’accesso e all’uso dei più moderni sistemi di comunicazione, e che costituisce oggi una delle sfide dello sviluppo globale. 

Non a caso, laddove non si riesca ad accedere alla rete telematica, fonte di un’informazione alternativa e variegata, si rischia di rimanere esclusi dagli sviluppi culturali, economici, sociali che coinvolgono il resto del mondo.

Internet, un privilegio per pochi

Se analizziamo la situazione dell’Africa dal punto di vista dell’accesso alle tecnologie digitali, non si può non constatarne l’arretratezza rispetto per esempio all’Europa o al Nord America. Considerando semplicemente le più elementari forme di accesso alla comunicazione di massa, il livello generale di esclusione risulta elevatissimo. 

Statisticamente il Continente nero, considerato dalla prospettiva della società dell’informazione, non esiste. Basta riflettere sui seguenti dati: 1 africano su 4 possiede una radio, 1 su 12 possiede un apparecchio TV, 1 su 30 possiede un telefono cellulare, 1 su 45 è titolare di una linea telefonica fissa, 1 su 150 possiede un PC, 1 su 180 usa internet e solo 1 su 500 ha un abbonamento a una pay-TV. L’esclusione a certe modalità di comunicazione digitale rafforza l’isolamento culturale ed economico di popolazioni già soggette alla difficoltà di accedere a una buona istruzione. 

Questo nuovo tipo di emarginazione alimenta numerosi problemi già esistenti, come la povertà. Se si pone uno sguardo globale all’intero continente, l’accesso a internet appare ancora un lusso, nonostante vi sia stata in questi anni un’espansione degli internet point, soprattutto nelle grandi megalopoli come Il Cairo, Nairobi e Johannesburg. L’Africa ha in effetti superato il milione di accessi a internet per la prima volta nel 2006. Nei successivi due anni, il numero è praticamente raddoppiato, e nel 2009 non si è arrestata la forte crescita nell’uso di internet. 

Ma non bisogna illudersi! Benché la sua popolazione rappresenti il 14 % di quella mondiale, ancora oggi l’Africa ha meno del 4% dell’attività on-line nel mondo e i suoi 2 milioni e 500mila host (ovvero i terminali collegati a internet) sono solo un numero davvero inconsistente rispetto, per esempio, ai 150 milioni dell’Europa, agli 82 milioni dell’Asia e ai 38 milioni dell’America Latina. A ciò si aggiunga il fatto che la maggioranza dei cybernauti utilizza, per mancanza di formazione, i computer al minimo delle loro potenzialità. 

Il segreto di una diffusione più capillare delle tecnologie in Africa sta anche nella capacità di un governo o degli operatori internazionali di rendere fruibile un progetto, soprattutto quando si rivolge alla gente comune. Se le tecnologie digitali fossero introdotte in modo serio e razionale potrebbero diventare per l’Africa uno strumento di sviluppo e conoscenza; ma il cammino è molto lungo e tutto in salita.

Un pc portatile apre nuove prospettive

Il problema più difficile ad oggi sembra essere quello di far incontrare l’esperienza pluriennale nei progetti di cooperazione dei soggetti coinvolti, quali ONG e organismi internazionali, con l’importante bagaglio tecnico della comunità free software. Se questi due mondi riusciranno a convergere verso progetti specifici e far tesoro delle esperienze reciproche, forse si potrà iniziare a vedere un futuro meno cupo per il digital divide, destinato altrimenti a diventare un nuovo strumento di colonizzazione. 

Un discreto interesse ha suscitato il piccolo computer portatile del progetto lanciato da Nicholas Negroponte, nel 2005, chiamato One Laptop Per Child, una speranza di cambiamento per le future generazioni in Africa. Il primo paese ad accettarne la distribuzione è stato il Rwanda, dove ne sono già stati consegnati 100mila. Ogni Laptop è sempre predisposto per l’uso in lingua locale (in Nigeria, ad esempio, ci sono 320 lingue ufficiali) e con 100 libri in memoria; ma soprattutto questo computer consente ai bambini di avvicinarsi direttamente alle fonti di conoscenza, rendendoli protagonisti della loro formazione attraverso modalità di apprendimento che passano tramite la rete. 

Questo progetto, nelle intenzioni di chi l’ha proposto, ha l’ambizione di trasformare internet in “un’arma di istruzione di massa”. Importante come idea, anche se tale proposito è comunque ancora contrastato in Africa dalla mancanza di adeguate infrastrutture che facilitino la comunicazione via internet. Non disporre di adeguati supporti informatici per gran parte del Continente, può comportare numerosi limiti, come la possibilità di incrementare il capitale umano ed espandere i network di relazioni sociali; cercare e trovare un lavoro; avere numerose opportunità di migliorare il proprio standard di vita.

Aumentano le differenze tra ricchi e poveri

In tutto il Continente – con la sola esclusione del Sud Africa – si osserva un ritardo nella realizzazione delle strutture necessarie per garantire l’informazione telematica. Numerosi studi sostengono che la differente diffusione dei sistemi di comunicazione digitale in Africa stia portando ad un ulteriore aumento della disuguaglianza: migliora la posizione di coloro che si trovano in una situazione privilegiata, ma peggiora lo status di chi vive già in una condizione precaria. 

L’allargamento del digital divide rappresenta perciò una causa della crescente disparità tra coloro che hanno accesso alla tecnologia e coloro che sono è, allo stato attuale, in gran parte escluso dalla rivoluzione della tecnologia informatica, se si eccettuano alcuni settori della finanza e del management, direttamente interconnessi con le reti globali, ma che scavalcano completamente le economie e le società africane. L’Africa sub-sahariana rappresenta un caso estremo di divario digitale. 

La sua esclusione dall’era dell’informazione è caratterizzata dalla sovrapposizione di due dimensioni del divario: una mancanza totale di infrastrutture e tecnologie, e l’assenza completa delle competenze di base per l’utilizzo dei sistemi informativi. I dati relativi alla diffusione della moderna tecnologia della comunicazione mostrano una limitata penetrazione. 

Oltre alle barriere relative all’elevato costo delle connessioni, alla mancanza di infrastrutture e alle basse competenze, un altro ostacolo è rappresentato dal linguaggio prevalente nel web: il 56,4% del contenuto della rete è scritto in inglese, mentre l’Africa genera soltanto lo 0,4% delle pagine virtuali nelle lingue locali. Da questa prospettiva, sarebbe opportuno che i paesi africani potenziassero la propria capacità di sviluppo di pagine web nei loro idiomi; ciò incrementerebbe l’utilizzo delle tecnologie e renderebbe la rete un luogo non più legato a una cultura straniera. 

I problemi che affliggono il continente africano richiedono sforzi notevoli sia da parte dei governi, sia della comunità internazionale. Esistono a tal fine numerose iniziative da parte di organismi sopranazionali finalizzati a facilitare la diffusione delle tecnologie dell’informazione nei percorsi scolastici e a fornire supporto al training di studenti e docenti. Merita di essere menzionata l’organizzazione Computers for Africa, che assembla computer recuperando materiale usato per poi spedirli nelle zone più disagiate.

Interventi diversificati per ridurre il gap

Anche i governi nazionali hanno tentato di focalizzarsi sul problema dell’accesso alla tecnologia digitale. Alcuni paesi si sono in particolare concentrati sulla diffusione del telefono: il Burkina Faso ha proposto di installare nel proprio territorio un telefono pubblico ogni 20 chilometri, mentre il Ghana ha previsto una linea telefonica ogni 500 abitanti. Altre iniziative sono rivolte ad incrementare la diffusione della connessione nelle zone rurali e nelle scuole per compensarle della bassa penetrazione di infrastrutture. 

Per restringere il gap digitale dei paesi sub-sahariani è però fondamentale l’intervento dei governi. Eventuali azioni dovrebbero essere mirate a fornire infrastrutture e accesso ai sistemi informativi; sviluppare conoscenze e capacità cognitive mediante programmi di alfabetizzazione informatica, nonché a redigere politiche e piani per dare piena attuazione agli obiettivi necessari per ridurre il divario con il resto del mondo. Potrà l’Africa, in tutto questo, essere un terreno di coltura e un bacino di sperimentazione? Probabilmente sì, per quanto le situazioni siano molto dissimili tra loro e fortemente dipendenti dai contesti interni. 

Per una più facile comprensione del problema africano è comunque utile riferirsi alle tre entità nazionali più significative del continente: l’Egitto, il Sudafrica (insieme al suo “satellite” namibiano) e la Nigeria. Le esperienze egiziane sono, per molti versi, all’avanguardia. Dopo il Sudafrica, l’Egitto possiede oggi gli indicatori migliori del continente per quanto riguarda le tecnologie dell’informazione, e mostra, anche a livello governativo, un’attività costante nello sviluppo di una società dell’informazione allargata a tutte le fasce della popolazione. 

L’intento del governo egiziano è duplice: da un lato, vi è quello di sviluppare le connessioni e i servizi per la numerosa popolazione che vive nei centri urbani; dall’altro, vi è l’obiettivo di raggiungere il maggior numero di individui anche nelle zone rurali e desertiche. Il Sudafrica sta scommettendo invece sulla sostenibilità di uno sviluppo tecnologico omogeneo e sulla valorizzazione dell’enorme cultura locale del paese. 

Tra le linee che l’amministrazione del governo di Pretoria sta seguendo, vi è quella di puntare sulle scuole attraverso l’approvvigionamento di hardware e software di ultima generazione, e sull’introduzione accelerata di tecnologie open source nella pubblica amministrazione. Il piano governativo di sviluppo delle tecnologie digitali prevede anche incentivi all’utilizzo delle lingue native (Xhosa, Zulu, Ndebele, etc.) per la realizzazione dei servizi internet. Accanto al Sudafrica, merita un cenno anche la Namibia, un paese vastissimo e poco popolato con immense estensioni desertiche, una rete di strade asfaltate di poche centinaia di chilometri e una moltitudine di villaggi molto distanti tra loro.

Africa australe all’avanguardia

Due terzi delle scuole namibiane non ha accesso a linee telefoniche e riceve elettricità solo attraverso generatori a gasolio. La conformazione geografica della Namibia ci mostra in modo quasi esemplare come internet possa essere la soluzione del problema dell’isolamento. Il progetto Schoolnet si propone di portare internet in ogni scuola della nazione e di consentire alle realtà più isolate l’accesso ai testi scolastici e alle informazioni in senso più ampio. 

Sudafrica, Namibia e, in parte, Botswana stanno utilizzando lo strumento di internet per diffondere tra la popolazione rurale notizie importanti su come prevenire e combattere il flagello dell’AIDS. Le speranze che questo sforzo possa condurre a risultati concreti sono realmente fondate. Lo scenario cambia invece radicalmente quando si passa a considerare il grande gigante malato dell’Africa, la Nigeria. 

Progetti e finanziamenti non mancano: il PNUD, agenzia dell’ONU per lo sviluppo, ha stanziato recentemente un milione di dollari per aiutare il governo nigeriano a garantire l’accesso a internet a buona parte dei centri abitati dello stato africano. Alcuni colossi dell’informatica, soprattutto americani, fanno a gara per supportare le università nigeriane; lo stesso governo statunitense, tramite l’USAID, l’agenzia per la cooperazione e lo sviluppo, sta stimolando gli scambi culturali tramite progetti universitari. 

Tuttavia, gli indicatori dello sviluppo sono estremamente preoccupanti in valore assoluto e nella loro evoluzione temporale. Ancora oggi gli utenti internet nigeriani sono meno di 100mila, una cifra che comprende i funzionari governativi e gli utenti dei cybercafé delle grandi metropoli, Lagos e Abuja. 

 

Massimo Ruggero

Fare avvicinare le PMI al digitale attraverso otto tecnologie innovative: ecco la mission di Territori Digitali, l’iniziativa itinerante di Confindustria Digitale, che il 3 dicembre fa tappa a Treviso. E poi 2 e 3 dicembre a Firenze BTO 2015: due giornate dedicate al turismo 2.0. Fra i temi temi: travel & innovazione, distribuzione del prodotto turistico, social media, mobile, storie e attrattori dalle destinazioni turistiche, cultura e valore economico.

QUI poi tutti i particolari e gli altri appuntamenti della settimana fino al 5 dicembre.

Se avete appuntamenti (ma anche storie) da segnalare scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

30 NOVEMBRE

A Rieti ultimo giorno con MakeRoad con il Campione Digitale Valeria Centorame. L’iniziativa ha l’obiettivo di divulgare tra le imprese, soprattutto le micro e le piccole, le innovazioni realizzabili attraverso l’adozione di tutte le nuove tecnologie disponibili. Si comincia alle 10 all’Auditorium dei Poveri,  in via Garibaldi 225. QUI il programma. Appuntamento organizzato da CNA, Regione Lazio, Comune di Rieti, Fondazione Varrone.

Torna Stanzoni Digitali, il progetto di Matteo Tempestini che vuole portare l’innovazione in ogni strada di Prato e che questa volta sbarca in un circolo Arci. Dopo Twitter e Instagram, focus su Facebook e sul modo più sociale di usarlo. Talmente sociale che può benissimo servire per organizzarci una partita a bocce.  L’appuntamento è alle 21 al circolo “Becagli” di Poggio a Caiano (via Soffici 64).

2 DICEMBRE

Oggi e domani ottava edizione di BTO 2015 (buytourismonline), manifestazione dedicata al turismo 2.0 che si svolgerà alla Fortezza da Basso di Firenze.

3 DICEMBRE

Dalle 9  presso Palazzo Giacomelli (piazza Garibaldi 13) a Treviso fa tappa Territori Digitali, il roadshow di Confindustria Digitale per trasformare la tua azienda in un’impresa digitale attraverso otto tecnologie innovative e cambiare il modo di fare business. Intervengono anche Carlo Purassanta (Presidente Steering Committee Piattaforme di Filiera PMI, Confindustria Digitale), il Campione Digitale Alessandra Giraldo ed Elio Catania, Presidente di Confindustria Digitale e Campione Digitale. QUI il programma.

Anche oggi alla Fortezza da Basso di Firenze BTO 2015 (buytourismonline), manifestazione dedicata al turismo 2.0. Fra gli speaker interviene il Campione Digitale Monica Gobbato.

In occasione dell’Italian Digital Day(link is external) AgID ha presentato le Linee Guida di design per i siti web della pubblica amministrazione(link is external). Il testo raccoglie principi e strumenti fondamentali per la creazione di siti web che possano supportare il percorso di digitalizzazione della PA anche grazie alla progressiva applicazione di un'identità visiva coerente per tutta la pubblica amministrazione.

Definizione e sviluppo dei siti di pubblica utilità sono le fasi embrionali della progettazione di servizi digitali: AgID e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, hanno deciso di supportare le PA, sin dagli elementi primari che caratterizzano la propria presenza online.

Nato come progetto dinamico e in continuo aggiornamento, l'obiettivo delle Linee Guida è quello di favorire la creazione di una comunità di designer e sviluppatori che avendo a disposizione stringhe dei codici html utilizzati, abbiano la possibilità di contribuire al progetto commentando, segnalando errori e proponendo modifiche al design e al codice tramite la piattaforma designer.italia.it(link is external).  

In concomitanza con la pubblicazione delle Linee Guida è stato annunciato il rilascio del nuovo portale delGoverno Italiano(link is external), progetto pilota e capofila di un processo che punta a favorire la progressiva diffusione dei principi proposti. Sempre nel rispetto delle Linee Guida, sono state realizzate le nuove versioni dei portali:mappa.italiasicura.gov.it(link is external) e soldipubblici.gov.it(link is external).

L’ elaborazione e la messa in consultazione delle linee guida rappresentano un passo avanti nel percorso di ammodernamento della pubblica amministrazione e permette all’Italia di convergere su esperienze internazionali come quelle compiute dal Governo inglese e dal Governo statunitense che da tempo hanno disposto principi per migliorare l’esperienza online dei propri cittadini.

Mercato Internazionali

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NMS : GOOG - 25 Aug, 4:00pm
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L'evento di riferimento nei settori innovazione e digitale per le imprese e i professionisti italiani.

Da oltre 50 anni Smau aiuta le imprese e i professionisti italiani a innovare ed è il momento scelto da imprenditori, manager, aziende e pubbliche amministrazioni per crescere e aggiornarsi su temi quali innovazione, tecnologia e ICT.

Smau non è però solo un roadshow nazionale di eventi, Smau è oggi una piattaforma di business matching per tutte le imprese e gli attori pubblici che desiderano guardare oltre il presente cogliendo le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, dal mondo digital e dalle startup più promettenti.

Smau offre un laboratorio di innovazione e un marketplace di opportunità di business dove scoprire, incontrare e acquisire nuove idee, progetti e partner strategici.

Smau: innovazione e tecnologia al servizio dell'impresa italiana

Le aziende italiane sono di fronte a una sfida importante: colmare il gap digitale che purtroppo molto spesso le caratterizza e avvicinarsi nuovamente al mondo della ricerca e dello sviluppo di prodotto e di processo per portare sul mercato la vera innovazione. Per sostenerle in questo percorso, Smau mette a disposizione delle imprese un network di partner strategici, le migliori startup del territorio e il supporto delle Regioni che, tramite i fondi europei, possono incentivare la specializzazione dei territori e delle imprese.

Imprenditori, manager, professionisti e dirigenti sono - e saranno sempre di più - i protagonisti chiamati ad affrontare questa sfida e Smau vuole essere vicino a loro per aiutarli a raggiungere gli obiettivi e valorizzare il fare impresa italiano.

 

Smau: innovazione e tecnologia al servizio dell'impresa italiana

"In un contesto competitivo in grande trasformazione, le aziende dei nostri territori, PMI in primis si trovano di fronte a due fenomeni emergenti che pongono loro una serie di nuove opportunità di sviluppo che è necessario saper cogliere nel modo corretto.

Il primo è il fenomeno dell'Open Innovation: per rispondere adeguatamente ai bisogni di innovazione, ricerca e sviluppo delle nostre imprese è necessario facilitare le relazioni dirette con i nuovi protagonisti di questo ambito: startup, acceleratori, centri di ricerca, incubatori, spazi di co-working, ecc. In particolare, le startup e il relativo ecosistema di riferimento non vanno considerati un 'settore' della nostra economia, ma dei potenti 'agenti di innovazione' a disposizione delle imprese esistenti; per molte imprese questo approccio è già una realtà (Technogym, ilGruppo RCS, Telecom Italia/TIM, o Came) ora tocca anche alle altre poter cogliere questa occasione.

Il secondo fenomeno è quello della Digital Transformation: il digitale non è più un tema specifico di una figura all'interno delle organizzazioni (come ad esempio dell'IT Manager), ma impatta oggi su tutte le funzioni e i processi aziendali. È necessario quindi ripensare tutte le dimensioni del proprio business per renderlo più competitivo e più aderente alle aspettative del proprio mercato grazie alle moderne tecnologie digitali.

Proprio l'innovazione e le tecnologie digitali saranno quindi l'arma migliore che potrete utilizzare per vincere la sfida e competere in un contesto in profonda trasformazione e la Regione sarà il vostro partner in quanto attore strategico rispetto ai temi dell'innovazione, ricerca e sviluppo, fattori vitali per lo svecchiamento e la crescita dei nostri sistemi produttivi.

Le Regioni sono chiamate, infatti, a definire una puntuale Strategia di Specializzazione (Smart SpecialisationStrategy) dei propri territori per accedere ai fondi della programmazione UE 2014- 2020, con una esplicita indicazione: porre le imprese al centro dei processi di innovazione.

Cogliete quindi tutte le opportunità che, partecipando al nostro Roadshow, vi si presenteranno: incontrate i vostri partner tecnologici e studiate con loro le soluzioni più efficaci per le vostre esigenze di business; partecipate ai workshop in programma e chiedete consigli ai nostri relatori su come le tecnologie digitali possono adattarsi alla vostra realtà; incontrate le startup e le imprese nei numerosi speedpitching in programma e scoprite come i giovani talenti possono essere la chiave del rinnovamento nella vostra impresa; informatevi sui bandi e gli strumenti finanziari che la Regione mette a disposizione a supporto della ricerca e dell'innovazione nei diversi settori produttivi e partecipate ai numerosi momenti di networking per trovare nuovi partner commerciali, anche internazionali."

 

Pierantonio Macola

Presidente Smau

  • 10 Dicembre 2015 - 11 Dicembre 2015
  • 80125
  • Via John Fitzgerald Kennedy, 54, Napoli NA, Italia

  • 22 Febbraio 2016 - 25 Febbraio 2016
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